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Ci accolse la Ester.
"Eh, ne vengono qua a trovarlo, uno che è venuto l'altra volta
ce lo aveva attaccato al collo, pensate, come un crocefisso".
E' ironica, Ester. E, ironicamente, compiaciuta.
Poi Francesco appare.
Dalla finestra della sua casa in Pavana con sul muro incise le lettere
FGFF (Francesco Guccini Fece Fare).
Nel piccolo giardinetto abbiamo bevuto Sangiovese ma "lui" poco
perchè era reduce da un concerto a Trento "Ah, Genovesi",
ci disse.
Al Maestrone i genovesi piacciono (anche crudi, però noi eravamo
cotti: dall'emozione, principalmente).
Così bevemmo quel vino e intanto spuntò Ferruccio, il papà,
con Il Giornale e Teresa, la figliuola. E il gatto Minù.
"Pavana offre poco, ragazzi", ci disse. Ma io e Cocò
avevamo la faccia devota di chi si accontenta.
Ergo la sera
dormimmo negli spogliatoi del campo sportivo di Pavana dopo avere trascorso
la serata con Francesco e i suoi sodali: Natta, La Fick, Wolmer, Casari,
il professor Arrigo, Ario e Poldo che, ad un certo punto ,fece capolino
alla festa delle Casette, dove si mangiavan le "cine".
Francesco parlava dei pomodori che aveva nell'orto, delle viti greche
basse basse e raccontava storielle volgari e gramignose tirando, ogni
tanto, pure a mezzo il Padreterno. Beveva, cavoli se beveva. Soprattutto
Four Roses.
E fumava come un camino: MS a stecca.
Ci offrì di offrirgli da bere ("Ah, Genovesi").
Poi la sera del giorno dopo ci portò a cena da Moreno, a Porretta,
con la figlia Teresa e la di lei madre. "Moreno, sei sempre più
esoso!".
E quando spuntò non so quale redattore amico suo lo apostrofò
ghignante: "e chi fa il giornalista si vergogni!".
Questo fu il mio primo incontro con Guccini.
Ne seguì un altro e poi stop. Cocò, invece, perseverò.
E Guccini gli fece da testimone di nozze a Genova-Acquasanta.
E Cocò, ora, è cittadino onorario di Pavana e di quella
barba lambita dal Limentra sa vita e miracoli.
Morte ancora no, grazie al Cielo.. Sciocchezze qualcuna.
Gianni |