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Fernando Mattioni

Sono Mattioni Fernando. Sono nato a Monte Cavallo nel 1934.
Sono stato due anni da piccolino a Monte Cavallo, poi dopo due anni so andato ad abitare a Casavecchia.
Papà faceva il mugnaio e da piccolino so caduto due volte dentro l’acqua e m’hanno salvato all’ultimo minuto, perché vicino al mulino c’era un grosso laghetto e poi c’era un fiume (allora d’acqua ce n’era tanta) so caduto du volte dentro sto fiume e m’anno salvato all’ultimo minuto.
Da piccolo lì aiutavo spesso, quando avevo intorno ai 10 anni, aiutavo spesso lì alla casa, a papà, nel mulino. E per darmi l’impressione che lavoravo tanto, mi rotolavo sulla farina per farmi vedere che avevo lavorato tanto; m’ero sporcato con la farina.
Poi, in quel periodo, intorno dai 6, dai 5 o 6 anni, quando incominciai ad andare a scuola, era il periodo del fascismo.
Io ho assistito all’ultimo periodo del fascismo. E a scuola, il saluto quando si andava a scuola, non era “buongiorno!”, ma si doveva alzare la mano. E “al duce!” si diceva. E dentro la scuola infatti c’era il ritratto del duce, di Benito Mussolini, e di Vittorio Emanuele III.
C’era poi spesso nelle scuole una radio rurale che trasmetteva anche… si facevano anche tramite radio anche i dettati.
Nelle scuole c’era il sabato fascista.
Il sabato fascista, allora: tutti i bambini dalla prima alla quinta elementare si mettevano la divisa.
C’erano i figli della lupa, c’erano i balilla e i balilla moschettieri.
I balilla moschettieri erano gli unici che potevano portare un fucilino a tracolla.

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figli della lupa e piccole italiane, Pieve Torina anni 20.

Poi nel periodo estivo c’erano le colonie.
Le colonie… che passavano… c’erano degli assistenti… allora i bambini andavano tutti alla colonia, ti passavano un po’ da mangiare, specialmente nel periodo nel 42-43, 41-42, il periodo della guerra.
E poi ci facevano cantare continuamente per strada canzoni al tempo del fascio: Faccetta Nera, Passano i Sommergibili…
Io ho anche assistito al passaggio dei tedeschi, c’avevo circa 10 anni.
Kai: tu hai cantato quelle canzoni? Posso sentirlo?
Ah, si, eh… dunque, quando… nel periodo del fascismo (tornando un po’ indietro) per strada ci facevano cantare. Per esempio noi di Casavecchia appartenevamo alla colonia di Casavecchia. Poi c’era la colonia d’Appennino, allora ci facevano cantare, non so, tra colonie:
La colonia di Casavecchia è la meglio delle tante conosciute,
con i bimbi ci darà forza e salute

(ma si mangiava solo un po’ de minestra e marmellata, perciò la salute e la forza ce n’era poca)
Quando invece… cantavamo anche le canzoni fasciste, non so, Faccetta Nera:
Se tu dall’altipiano guardi il mare
moretta che sì schiava fra gli schiavi
vedrai come un sogno tante navi
e un tricolore sventolar per te.
Faccetta Nera, bell’Abissina
aspetta e spera che già l’ora s’avvicina
quando saremo vicino a te
noi ti daremo il nostro duce, il nostro re.

E cantavamo sempre queste.
Poi un’altra era:
Passano i sommergibili, passano gli invisibili.
Adesso tutte le parole non me le ricordo.
Poi ad un certo punto finì la guerra: tutti a sonà le campane convinti che la guerra fosse finita.
Era del 43 di luglio, cadde il fascismo, tutti a sonà le campane, la guerra era finita.
Invece la guerra cominciava allora.
Perché ci fu il passaggio dei tedeschi in ritirata, gli americani e gli inglesi che avanzavano dal sud… e vicino alla nostra casa, lì a Casavecchia, c’erano delle grosse noci, perciò tutti i tedeschi con i carriacci, con qualche camion, pochissimi carri armati, se nascondevano di giorno sotto le piante, queste grosse noci, per non esse avvistate dagli aerei.
Kai: cos’è noci?
Noci sono delle piante che…, ma enormi erano. Erano tre enormi che c’entravano sotto… ce saranno entrati 200 cavalli, camion… E si rifugiavano tutti lì.
Io perciò avevo fatto molta amicizia con questi tedeschi perché si fermavano 5 o 6 giorni. Ero ragazzino e stavo sempre con loro. Mi davano, c’avevano qualche caramella, rara…
Avevano… se mangiavano un pane nero di segala che nemmeno i cani lo mangiavano quel periodo.
L’unica paura era se arrivavano i partigiani.
Allora toccava sta attento per paura che dei partigiani se arrivavano coi tedeschi…
Fu un periodo un po’ travagliato, tanto vero che dal mulino sfollammo, andammo su un paesetto lontano per evitare.
Poi ad un certo punto un giorno stavo lungo il fiume, sentivo un gran rumore da lontano, non sapevo se che era. Mi sembrava fossero aerei, che passavano sempre gli aerei americani che andavano a bombardare le città del nord, passava…
Ma non se vedevano aerei.
Invece ad un certo punto sbucarono tutti carri armati americani che venivano giù da Terni.
E noi facevamo… [ridono]
Facevamo il saluto della vittoria e loro rispondevano col saluto della vittoria.
Ma con gli americani dopo però se mangiava.
Perché cioccolate… io me pigliavo là con loro e… cioccolate… poi tutti quell’altri grandi volevano sigarette. Un periodo che se mangiava pane bianco, che mai visto. Noi mangiavamo il pane… il pane integrale in poche parole, perché non c’era tanta possibilità bisognava mangià pane nero.
Quando arrivarono gli americani portarono sto pane bianco, col burro: chi l’aveva visto mai?
Cioccolate… e fu un periodo…
Dopo, finita, passata la guerra lì ci fu anche qualche morto, lungo la strada qui che viene a Caspriano, a Capriglia, tanto è vero che…
Kai: chi era morto?
Era morto… siccome che c’erano i partigiani nascosti sulla montagna e i tedeschi passavano.
E i partigiani che fecero? Fecero saltare il ponte di Caspriano. Quel ponte vecchio, non quello nuovo… lo fecero saltare così i tedeschi se dovettero fermare, non potevano passare più coi camion.

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ponte di Caspriano, primi anni 20.

Nel frattempo il partigiani vennero giù per sparare. Senonchè un partigiano fu ferito, e si nascose (era un tenente d’Ancona), si nascose dentro il fiume. Però i tedeschi lo ritrovarono, lo tirarono fuori e lo impiccarono con una cavezza di cavallo, lo attaccarono su un palo della luce.
E io venni giù con la bicicletta a vedè questo, no? Eravamo in 3 o 4 … da bambini a vedè questo qui attaccato: l’avevano legato con il fil di ferro, le mani dietro, attaccato lì.
Tutta la notte non ho dormito mai.
Va bene. Poi dopo, il giorno dopo, la notte dopo un prete di Capriglia andò giù, lo staccò, se lo mise sulle spalle, … pensa, di notte questo prete… era un prete… Lo portò a Capriglia. Da Capriglia chiamarono un carretto e la sera dopo, di notte (perché di giorno avevano paura dei tedeschi, avevano paura de…) allora lo portarono al cimitero. E passò davanti casa mia. Io m’affacciai, me ricordo, vidi questo con ste gambe a penzoloni, vidi sto poraccio…
Dunque il carretto era corto, no?
Kai: questo è il prete?
No, il prete l’aveva spiccato dal palo…
Kai: come? Perché staccato dal palo?
Perché quello stava impiccato, no?. Il prete di notte è andato giù, l’ha staccato, gli ha levato il cappio, se l’ha portato lontano. Poi hanno preso un carretto, il giorno dopo, di notte, e lo portarono al cimitero.
E passarono davanti casa mia, io m’affacciai, portavano questo asino co sto carretto, questo morto sopra, gli avevano messo un pezzo de coperta qui e le gambe che facevano così. Era… lo portarono su al cimitero. Dopo la famiglia è tornata e se l’è ripreso; dopo la guerra, dopo tanto.
Io lì c’ho, ho vissuto lì tutta l’infanzia, ho vissuto la fanciullezza, c’ho vissuto anche un po’ de giovinezza e a quei tempi lassù erano delle frazioni molto popolate.
C’erano 2000 persone da Capriglia fin’Appennino, 2300 persone. Tant’è vero che a Pieve Torina c’erano solo 700 persone in quel periodo; il capoluogo solo 700 persone. Vivevano tutte nelle frazioni.

Gli avvenimenti più belli della prima giovinezza era il gioco della ruzzola.
E c’erano le sfide: Casavecchia contro Pieve Torina, Visso contro Casavecchia, Pieve Torina… perciò la gente, lungo la strada, era… mucchi di persone.
Come adesso vanno a vedè la partita allo stadio, ma erano tutti per guardà queste sfide. Si giocavano gli agnelli: chi vinceva, vinceva gli agnelli, quell’altri li pagavano, gli agnelli.

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sfida a ruzzola, 1946.

E questo era uno dei pochi divertimenti che c’erano a livello diciamo d’insieme, oltre il ballo sull’aie. Quando si raccoglieva il granturco, allora gli si levava la foglia al granturco, no?
Kai: si.
Allora tutti insieme… erano… uno c’aveva per esempio tutti sti mucchi de granturco, tutta la sera a levà ste foglie e a pulì il granturco. Finito quel lavoro, si puliva l’aia, veniva uno un organetto a suonare e tutti a ballare. Tutti a ballare: era un divertimento. Come era un divertimento, anche se era un lavoro duro, quando si mieteva a mano, no? E cantavano sempre. Uomo e donna. Cantavano sempre perché gli serviva per alleviare un po’ il lavoro, no? Il canto dava allora… anche quelli che stavano a mietere sentivano cantà e…
Kai: ricordi alcune di queste canzoni?
Bè, erano… sì bè qualcuna qualche battuta può esse che me la ricordo pure…
L’omino di color fiori di grano…
non so diceva, no…? Adesso, mò ce vole che ce ripenso, ce vole che… adesso ne so qualcun… e cantavamo tutto il giorno. Tutto il giorno.
Poi durante la mietitura si passava da mangiare. La mattina arrivava la colazione. Arrivava la donna con la canestra, tutti aspettare, no? Sui campi quista portava allora… apparecch… metteva una tovaglia… e si mangiava soprattutto il mattino la frittata in umido. La frittata, la conosci? Le uova: facevano tutti i pezzi e poi ci mettevano il sugo dentro e quella si mangiava pane per colazione. Poi quando era per esempio…
Dopo verso le 11 passavano con i dolci. Se chiamava bocconcello. Lo sai, sentito dire, si?
Kai: no.
Bocconcello significa un piccolo dolce con un bicchiere di vino per tirarti un po’ su, capito?

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la canestra del pranzo, 1950.

E poi dopo il pranzo era molto veloce. Poi dopo invece c’era la sera la cena allora si.
Dopo passavano spesso col vino, perché il vino era… te dava un po’ de forza, un po’ de cosa.
Il vino era debole no, era vino da poco era, de conseguenza… poco più dell’acqua…

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all'ombra delle viti, 1950.

E questo me ricordo da ragazzo tutti sti canti, e poi passavano tutti con quelle tregge che portavano, quando portavano il grano a casa e l’avvenimento più grosso era quando arrivava la trebbia.
Io, …me andavo sempre… dò arrivavano le trebbie, andavo io.
Perché quando allora dovevano mette a posto, i cinturoni, piazzarli, fa tutto un insieme di cose… e io seguivo tutte ste operazioni che io, c’avevo niente da fa, me’nnavo sempre in giro.
Come in giro me facevo tutte le feste. Tutte le feste dei paesi.
C’era, non so, a Gabbiano c’era San Giuseppe e io il 19 marzo andavo a Gabbiano. Il 3… il 2 febbraio era San Biagio andavo a Capriglia e poi andavo a Bazzano che… Santa Croce. E andavo a Vari, Santa Bibiana.
Ma sai perché c’andavo? Il motivo perché andavo: mica andavo alla festa io, m’è importava tanto della messa, io non annavo alla messa.
Kai: mangiare?
Andavo a mangiare i dolci. Perché tutti quelli che passavano gli davano…
Gliel’ho raccontato questo forse?
Kai: no.
Quando che passavano… quelli che andavano alla festa ti invitavano dentro alle case per mangiare il dolce e allora io me facevo tutte le feste per mangiare i dolci, capito?
Andavo a tutte le feste. Come a tutti i funerali pé piglià i soldi e tutte le feste pé piglià i dolci.
Da piccolo facevo sto lavoro.

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festa del maggio, Casavecchia 1955.

E dopo il divertimento fra noi ragazzi, oltre che la ruzzola, era le corse in bicicletta.
Chi c’aveva la bicicletta più grossa, più piccola, facevamo le corse… in 10 – 15 no? Si doveva poter fa un’altra strada e… però spesso se uno cadeva lungo la strada c’era tutta breccia, te spellavi tutto, diventavi un mostro delle volte…
E poi sempre con la paura de rompe la bicicletta perché dopo c’era i genitori che la dovevano aggiustà… sai i soldi non c’erano e litigavano, litigavano co ste biciclette.
Poi il periodo appena la guerra, la bicicletta… non c’erano i copertoni, no?
I copertoni della bicicletta: capito che so i copertoni? Quelli che … allora ce se metteva un…
Kai: copertoni? Non ho capito bene.
Sono quelli… la ruota della bicicletta c’ha di gomma attorno, no?
Kai: si, si, si.
Allora non si trovavano quelli di gomma nuovi, allora si pigliavano quelli vecchi, ce se mettevano tutti pezzi, no? Dentro, tutti pezzi, tutti pezzi affinché non se bucasse con la camera d’aria.
Kai: ah, capito.
Se bucavano sempre, perché con la breccia se bucavano… allora tutti avevano la pompa, no? Per strada … oppure la rovesciavi, portavi un pezzo di gomma che attaccavi il buco, no? Se chiudeva il buco col mastice… Tutti c’avevano dietro la bicicletta c’avevano una borsetta con tutti l’attrezzi, sia per svitare… lo sa? Si questo si, lo sa…
E il divertimento era le corse in bicicletta, le feste e quando che arrivavano le trebbie per il periodo della trebbiatura…
Poi costruivamo piccoli giocattoli fra cui il carrarmato, quello col rocchetto, no? Quello che hai visto là? Quello col rocchetto di filo… capito? Costruivamo i carri armati, c’avevamo le fionde…

ingrandisci carrarmati
Carrarmati al museo della Nostra Terra di Pieve Torina. Guarda il video sul carrarmato in formato wmv o mp4.

Poi quando uscivamo dalla scuola… uscivamo dalla scuola, eravamo tanti. Quando ci dividevamo che un gruppo andava da sta parte, un gruppo da quell’altra, facevamo a sassate.
Kai: che?
Coi sassi!
Kai: ah, si? Coi sassi?
Prima tutti amici, no? Uscivamo in 50, poi un gruppo andava verso Capriglia, un gruppo andava verso casa mia, là. Allora quando ci dividevamo, le sassate! No? Uno co n’adro su un gruppo de qua con un gruppo de la, a grandi sassate. Quando poi... verso casa mia se dividevano altri due gruppi, io me associavo co un gruppo a sassate con quell’adri. Sempre a sassate se faceva. Con la paura che uno te poteva piglià su un occhio, no? Coi sassi… non ce se pensava, a quei tempi.
Kai: si, lo so.
Eh, non ce se pensava, eh…
Come non si pensava che a tempo della guerra, no? Trovevamo i proiettili, no? Da cannone, no? Da coso, da… li nascondevamo sotto uno scoglio, accendevamo un foco e poi scappavamo via. Poi certe botte… buttavano per aria gli scogli, facevano tutto…
Sempre co…, ma uno perché non… perché sennò te scoppia sulle mani, t’ammazza, no?
Kai: si, vero.
Si trovavano i proiettili interi, no? Perché abbandonati soprattutto dai tedeschi.
Quando i tedeschi in ritirata scapparono via, lasciarono tutto: elmetti, divise… su l’accampamento che c’avevano lì tra… casa della Pechinelli, no? De Mimmi.
Kai: si.
Attorno a tutti qui campi, là, tutti c’avevano tutte piante… a la casa mia…
Siccome gli americani venivano giù da Serravalle, questi avevano paura de esse chiusi dentro… scapparono via. Perciò la roba che c’era per terra… ce prendemmo tutto, lì… io pigliavo elmetti, divise… tutti a prendesse la roba. E si trovavano questi proiettili e noi andavamo a scoppiare. Senza pensare alle conseguenze.
Poi dopo… da giovane dopo ce so stato meno perché dopo me so andato a scuola, pò so andato a lavorare a Visso e… tornavo a casa tutte le sere e…
Quando ero giovane, da giovane l’unico divertimento era andare all’osteria. All’osteria a giocare a carte.
Kai: si.
A giocare a carte… ancora si giocava a ruzzola… però già cominciava a cambiare la vita, perché cominciarono ad arrivare le prime moto.
Kai: si.
La vespa, la lambretta, … poi un’altra moto famosa che qui adesso non esiste, non se trova più, solo quelli… gli amatori ce l’hanno, si chiamava Barilla Rossa. Tutte barille. Ma a quei tempi costavano moltissimo queste moto. Quando la paga di un operaio era di 1000 lire al giorno, 1000 lire al giorno, questa moto costava 170 mila lire! Perciò per fare…
Kai: lavoro per tutto…
Tutto l’anno … però non dovevi mangià nemmeno, capito? Allora se pigliava, glie se dava un po’ de soldi per volta e…

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Lambretta, Casavecchia 1952.

Dopo poi a un certo punto, anche per l’agricoltura non c’era più… arrivarono i primi trattori.
C’era uno che c’aveva un trattore, andava lavorando per tutto e fu il disastro perché tutte quelle gran piante di vite, di uva che c’erano, furono tolte tutte per fare il terreno libero.
Perché coi trattori che facevano? Siccome andavano profondi (con l’aratro con le mucche andavano poco sotto) questi qui… tagliavano le radici delle piante… quelle se seccavano, poi se buttava via tutto. E così tutte quelle foto che stanno qui con tutta quell’uva che arriva su in cima alla montagna adesso non ce n'è più una pianta.
Dopo che è arrivati i trattori… Dopo c’è stato pure lo spopolamento perché tutta la gente se ne annava a Roma… Gli amici miei, quelli piccoli quando abitavo lì a Casavecchia, nnavano tutti a Roma a fare i cascherini. I cascherini significa che co una bicicletta, con un portabagagli, portavano il pane casa per casa.
Kai: ah, si.
Li assumeva un fornaio, li faceva dormì sopra li sacchi della farina, mica c’era le camere! E poi co una bicicletta, co tutti sti cesti de pane passavano casa per casa e portavano persino il pane fino al 5° piano.
Kai: mamma mia.
E facevano sto lavoro tutto il giorno. Erano… dopo qualcuno sé comprato pure il negozio del padrone. Perché mettevano da parte tutti i soldi, no? Cercavano… però molti…
E perciò tutti a Roma, tutti sti ragazzi… siccome le famiglie erano numerose.. 5 o 6 figli... e allora molte, anche le donne, le ragazze andavano a fa le serve… a servizio. Presso le famiglie benestanti…
Kai: si, si.
Facevano da mangiare, facevano i letti, facevano… e i ragazzi andavano a fa sto lavoro di portare il pane a Roma. Infatti a Roma ce stanno 400 mila marchigiani!
Kai: tanti!
400 mila marchigiani. E’… la comunità più grossa de Roma so marchigiani e abruzzesi.
Kai: si, si, è vero.
E tutti quanti questi qui, la maggior parte hanno i forni. Avevano forni. Forni, pane, pizzeria…
Kai: come i Salvi.
Tanto vero che nel 1910 – 12 un fornaio di Tazza serviva la famiglia reale! Il re, portava il pane dal Re. Siccome lo faceva tanto buono, dice che era pane speciale, il Re si serviva da sto fornaio di Tazza, un certo Mosca. Si serviva da un fornaio di Tazza che serviva la casa reale.
Kai: si, bene. Però!

Perciò dopo… il fatto che la terra non si coltivava più, che rendeva poco, perché prima bastava sopravvivere, no?
Kai: si.
Dopo quando cominciò ad arrivare… sa qualcuno comprava il fornellino a gas, i primi e si chiamava Pipigas, il primo fornellino. Poi dopo qualcuno … la prima cosa che se comprava dopo il Pipigas era il frigorifero, perché sennò la roba non se manteneva mai. Prima, d’inverno, per farla mantenere se metteva fori dalla finestra al gelo, d’inverno, in modo che la carne non se rovinasse. Sennò bisognava mangiarla subito, perché sennò se rovinava. Invece adesso coi frigoriferi, i surgelatori, no? Allora il frigorifero fu una delle prime cose che… come le prime cose che arrivarono furono i piatti di… i tavoli di formica.
C’avevano tutti quei tavoli, no? Belli, di noce, robusti, no? Tutti lavorati, tanti… io c’avevo il nonno a Monte Cavallo c’aveva un tavolo…
Kai: noi ancora abbiamo uno.
Tutto lavorato… arrivò uno con un tavolo di formica, sa, se puliva subito, se lucidava, pigliò, se portò via quel tavolo e ce ne lasciò uno di formica. Dopo chissà quanto se l’avrà venduto, dopo quel tavolo c’avrà avuto 200 anni.
Purtroppo c’è stato un cambiamento così veloce, così repentino che non ci siamo accorti: nel giro di 50 anni si è rovesciato il mondo.
In poche parole una volta c’era molta miseria, però c’era anche più allegria.
Kai: si.
C’era più allegria, se volevano più bene.
Non so, se aiutavano nel lavoro, no? Oggi il grano è maturo da te, corro da te… quell’altro quando trebbiavano, tutti ad aiutare.
Adesso chi t’aiuta più? Se cadi per strada manco te raccolgono! Non è cosi?
Kai: si, si, si.
Sulle città poi, non ne parliamo. Sulle città è una cosa impressionante. Io c’ho una sorella sta a Livorno, ha detto è sceso giù… è morto uno di 42 anni, no? E abitava du piani sopra, nisciuno lo conoscevano quelli di sotto. Ma dico è una cosa, una cosa…
Kai: si, si, incredibile.
Qui invece, ancora in questi paesi, no? Succede una cosa lieta, tutti partecipano: matrimoni, battesimi… Succede un lutto partecipano tutti.
Invece sulle città sei uno qualsiasi… le città per me sono numeri. Non è vero, Kai?
Kai: si, si.
Sei un numero. Abiti il numero di casa tot, no? Elenco telefonico tot e finisce lì.

Kai: si. Parla dell’inflazione, di come è cambiati i soldi…
Da piccolini dunque c’erano… la lira non si vedeva quasi mai, da piccoli. Quello che vedevamo era… 5 centesimi, no?
Kai: 5 centesimi?
5 centesimi. C’erano poi … la moneta più grossa che io po’ usavo erano i 4 soldi. Per fare una lira ce volevano 20 soldi, perciò 4 soldi… una monetina era… E allora con questi 5 centesimi e quell’altro era… noi lo chiamavamo soldo però no, erano 10 centesimi, allora ci giocavamo a sassetto.
Allora facevamo così: io mettevo la monetina qui… mettevo la monetina qui, così no? Poi co un sasso battevo: se riuscivo a rovesciarla me la prendevo, capito? Coi sassi, ci giocavamo con questi soldini qui, ma questi 5 centesimi piccolini, erano de rame, una specie de rame. Facevamo tutti sti giochetti per giocà coi soldi. L’unica cosa che c’avevamo questi soldini qui.
Dunque con 4 soldi, quand’ero piccolo, si comprava un pacchetto di wafer.
Wafer: sai quei biscotti tutti a strati? So wafer via, in poche parole si comprava… con 4 soldi se comprava… io appena me trovavo 4 soldi nandavo a comprà sto pacchetto de biscotti, ma piccolino, sa? Era, sarà stato lungo 10 centimetri per cinque.

Kai: parla di quel funerale dove tu hai avuto i soldi di quella gente che andava…
Ah, ma l’ho detto però, sa?
Kai: no, questo era prima di quello…
Del funerale che andavo a piglià i soldi del funerale?
Kai: si.
Si, no io ho detto come me facevo tutte le feste me facevo tutti i funerali.
Perché l’unica strada per andare al funerale di tutta la zona lassù era… passava davanti a casa mia. Perché c’era solo quella strada; mò l’hanno fatta nuova, va bene. Ma, allora io, quando che passavano i funerali, allora non c’era il carro funebre, portavano la bara sulle spalle, no? In quattro e io appresso. M’approdavo sempre appresso che invece non sapevo manco se chi era il morto. Perché all’uscita dal cimitero sul cancello c’erano due signori: uno dava li soldi più grandi, una lira, mezza lira, dipendeva dalla possibilità, dal morto se era ricco o povero e dall’altra parte davano quelli piccoli, ti davano la metà di quell’altri. Capito? La metà, anche meno. Però io facendomene parecchi guadagnavo un po’ de soldi. Oppure se andava a dì il rosario. Quelli morti vicino, ndavamo a sentì il rosario perché te pagavano pure quando andavi a dì il rosario, no?
Kai: come? Quando lì…
Allora, quando muore un morto, adesso si va a casa, no? A fa le condoglianze. Però se diceva anche il rosario.
Kai: si, si.
Allora una volta, durante, finito il rosario, ti pagavano pure lì.
Kai: ah, si?
Si. Ti pagavano pure per il rosario, capito? Però il rosario io ne facevo pochi, non me ne annava di sentirli, capito? Invece il compagno al funerale io non è che andavo alla messa, io andavo solo all’accompagno: pigliati i soldi me ne tornavo a casa.
Kai: si, si.

Purtroppo dopo con gli anni, col coso, col passare degli anni, appena passata la guerra, prima ad esempio 1000 lire, 1000 lire erano uno stipendio di un capostazione, di una maestra elementare, Minelli, c’era una canzoncina: “se potessi avere mille lire al mese”. Era lo stipendio di un capostazione, di un insegnante: 1000 lire al mese, era proprio il massimo. Perché invece gli operai pigliavano poco, pigliavano… perché poi gli operai ce n’erano pure pochi.
Per esempio gli artigiani, i sarti, andavano casa per casa per fare i vestiti. Li chiamavano, gli passavano da mangià, gli davano un po’ de soldi.
Kai: si, si.
Oppure se non c’erano i soldi glie davano in natura: un prosciutto, un coso… E così pure i muratori. Ma è … guadagnavano pochissimo questi. Adesso mo io precisamente… io però mi ricordo che appena la guerra, che nel 46 un operaio, madosca pensa che un operaio nel 46 - 47 costava 1000 lire al giorno. Sembrava una paga enorme, e invece… e lavoravano otto ore, no? Per 1000 lire al giorno, per quando… lavoravano… la domenica no, è pigliavano un po’ de soldini.
Comunque quando io ho cominciato a fa scuola nel 1959 pigliavo 48 mila lire al mese. Perciò non è che poi tanto di più… Nel 59, 48 mila lire al mese, poi nel 62, nel 61-62 arrivammo, ci fu un aumento (perché dopo passati 2 anni di davano un po’ d’aumento) arrivai a piglià 60 mila lire al mese. Per diverso tempo questo qui.
Perciò prima la vita era… la gente… io stavo su a Casavecchia: andavano scalzi tutta l’estate.
Molte persone andavano scalze durante l’estate.
Kai: non ho capito bene.
Andavano scalze, senza scarpe.
Kai: scalzi…
Scalzi. Pensa che facevamo a corre co certi bambini che erano abituati ad andà scalzi in mezzo ai campi, correvano più loro che io co li sandali, coi sandalini legati. Perché la pelle era diventata dura sotto.
Kai: si, si.
Come quando venivano alla fiera, partivamo da Casavecchia per venire alla fiera a Pieve Torina, passavamo da Gallano, quassù perché era accorciatoia.
Tutte quelle ragazze o quelle donne… venivano giù scalze con le scarpe a tracolla e se le mettevano su al cimitero. Si mettevano le scarpe lì, per non consumarle. Alcune se le mettevano… facevano il pezzo della strada do passava qualche macchina con le scarpe, quando a Capriglia si mettevano scalze, arrivavano fino a qui, poi da qui se mettevano le scarpe.
Più tardi portavano invece delle scarpe fatte di legno, zoccoletti se chiamavano, allora non annavano più scalze, ma portavano questi zoccoli da lassù fino a qui, poi gli zoccoli li nascondevano in mezzo alla siepe e si mettevano le scarpe. Quando dalla via tornavano su, si mettevano questi cosi di legno e andavano… capito?
Kai: si, si.
Però io me ricordo bambini scalzi tanti, tanti; tutti quelli che venivano a scuola con me, d’estate tutti scalzi annavano.
Kai: si, poche scarpe.
Con le scarpe non andava nessuno, solo d’inverno. D’inverno col freddo.
Kai: mamma mia.
C’era un bambino, me ricordo, che abitava lì a casa di Picchio. La conosci casa di Picchio? A Sorti.
Kai: a Sorti…
Dov’è Brancaleoni, Sorti. Sopra… il vecchio mulino lo conosci? Sopra c’è un paese, si chiama Sorti, no? C’è casa di Fernando Picchio, amico di Fernanda è… In poche parole sto bambino gli aveva fatte le scarpe nove: cominciò a venì giù de corsa co ste scarpe… coi chiodi sotto, no? Correva, correva. Dico: “ma che fai?” Si chiamava Mariano: “che fai?”
“Adesso co ste scarpe nove faccio un po’ de curve!”
Perché… non l’aveva portate mai…
Kai: si, si, si, bello.
D’inverno solo coi ciocchi, no? E d’estate quesso gli fecero ste scarpe nove, co li chiodi sotto, eh? Coi chiodi sotto, cominciò a corre che non l’aveva portate mai. C’aveva 10 anni.
Kai: ciocchi sono…
De legno, sotto, de legno, ma quelli non se piegano, no? Invece questo gli comprano ste scarpe nuove per Natale e cominciò a corre. Correa, correa, perché non l’aveva portate mai.
Kai: si.
Pensa un po’ se che lavoro… Anche… anche quando sposavano si mettevano le scarpe, le chiamavano le scarpe fine. Significa senza chiodi. Senza chiodi, no?
Kai: si.
Appena sposati ce mettevano i chiodi sulle scarpe. Perché non si dovevano consumà.
Anche se erano basse dovevano durà più a lungo, no?
Era… e purtroppo sembra passati secoli, invece so passati 50 anni.
Kai: incredibile.

50 anni fa era così. Fino al 1950, 52 - 53 era tutti quanti così. Tutti. Tutti, erano tutti… non c’era manco invidia perché erano tutti poveri, capito? La maggior parte.
Qua a Pieve Torina c’erano un po’ di famiglie benestanti, no? Te posso dire gli Antonelli, forse i Marini, o poi Taccari, no? Questi c’avevano, allora c’avevano… Marchetti, c’avevano i contadini, erano un po’… Anche a Casavecchia c’erano solo tre famiglie benestanti.
Tant’è vero che quando moriva uno di questi benestanti, si litigavano i vestiti, no? Perché la famiglia regalava i vestiti di quel morto, li regalava… a chi li voleva. Si li litigavano le persone, no?
Kai: si, si.
Perché quello c’aveva qualche vestito fatto bene, capito? Quelli vestiti che l’avea lasciati, che dopo morto c’erano nell’armadio vestiti, scarpe… allora quelli lì… Lì a Casavecchia c’erano due famiglie ricche che li davano a li contadini, a chi li voleva, allora si li litigavano. I contadini fra loro si litigavano i vestiti di quello lì, no?
Kai: si.
Perché sennò, tutti i vestiti sennò tutti quanti con le toppe, no? Co le pezze. Se strappava e… Le camicie, quando si rovinava il collo, se rovina il collo qui della camicia, no?
Kai: si.
Allora se pigliava, se tagliava un pezzo de sotto, se rifaceva il collo. Qui ce attaccavano una pezza della… Ma questo fino agli anni 60, ancora facevano così.
Kai: si, si, si.
Rifacevano i colli delle camicie con un pezzo della camicia che stava sotto.
Perciò… adesso sembra… Prima una volta se diceva: “l’America! l’America! l’America!” No? Dopo tutti quanti a dì: “l’America è arrivata qui.”
Perché tutto sto benessere che se so trovati…
Kai: si, si.
Però, se uno… io tante volte ai bambini che vengono dentro sto museo gli dico che se oggi stanno bene è stato anche il lavoro de tanta gente che ha lavorato come negri, eh? Come negri hanno lavorato. Perché l’ore non se contavano. Loro qui, lì se alzavano la mattina i contadini alle 3 di notte…
Kai: si, mi ricordo molto bene…
Perché doveano anzitutto dà da mangiare alle mucche. Poi falle lavorare di fresco, no quando c’era il sole. Poi perché alle 10 tornavano a casa. Perché dopo le mucche non, co le bestie non potevano lavorà più, no, col caldo. Allora alle 3 di notte si alzavano e gli davano da mangiare. Dopo mangiato le portavano a lavorare.
Kai: io ricordo molto bene quando sono arrivato nel 57.
Co gli aratri, ti ricordi? I campi co gli aratri, co li cosi.
Kai: a quel tempo uscivano dalle stalle a 4 e mezzo dopo aver mangiato un po’.
Si, si, come no. Si alzavano alle 3. D’estate per lavorare i campi, adesso c’hanno i trattori se alzano pure alle 8 perché col trattore… cammini. Invece co le mucche no, no: quando ch’è caldo, non lavora, non riescono. Allora s’alzavano alle 3, gli davano un’ora per mangiare, alle 4 le portavano a lavorare e alle 10 smettevano. Perché dopo era caldo.
Kai: troppo caldo, certo.
E non lavoravano.

Kai: la cosa più, molto interessante dell’Italia è il cambio della gente. Tutti questi poveri la cosa più bella è che i figli hanno fatto l’educazione, sono andati all’Università.
Ah, eh, ma prima, prima non ci andava nessuno.
Kai: non c’andava nessuno?
Prima, ossia, quando ero ragazzino io, lì a Casavecchia c’era fino alla quinta. E la quinta la facevano quasi tutti, meno che una certa percentuale (io parlo sempre degli anni, tra gli anni 40) una certa percentuale non arrivava alla fine: o perché doveva lavorare, o perché… allora facevano la terza elementare. Però alla quinta ce arrivavano molti già, molti.

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scuola elementare, Appennino 1947

E dopo, poi dopo dal 50 in poi molti andavano a studiare a Camerino perché c’era il pullman che andava su la mattina e tornava giù alle 3, solo due volte. Il pullman annava su alle 6 e mezzo della mattina, perciò gli studenti partivano alle 6, 6 e mezzo, 6 e mezzo 7 andavano a Camerino. Poi stavano lassù, si portavano la merenda, no? Perché tornavano giù alle 3. Ma capisci poi te dovevi mette a studiare. Non era perché… era più il tempo che se perdeva con il pullman, non è che c’era, capisci? Quelli uscivano all’una dovevano aspettare le tre che il pullman partisse.
Kai: si, si.
E perché c’era solo una corsa. E tutti gli studenti… Dopo negli anni 60 invece c’era il pullman che portava solo gli studenti. Dagli anni 60 in poi c’era un pullman, partiva alle 8, arrivava a Camerino alle 8 e mezzo, solo studenti, e li riportava all’una e mezza. Allora … era un po’ più…
Io siccome stavo lì a Casavecchia allora andai a Camerino su una famiglia, da una famiglia a pensione e stavo lì co loro, mangiavo con loro e tornavo a casa il sabato.
Kai: bene, bello. Allora, abbiamo fatto…
Vogliamo staccare…

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